LA STORIA DI LEONARDO B.

 

Il bene di Leonardo

Leonardo ha iniziato a frequentare la Casa del Sole quando aveva 11 anni, dopo aver frequentato la scuola materna parrocchiale nel nostro paese e la scuola elementare pubblica nel paese vicino.
Possiamo dire che sia alla Casa del Sole, dove si respira letteralmente lo spirito di amore e la voglia di cogliere la particolarità di ognuno come fonte di arricchimento per ciascuno, sia nelle precedenti esperienze scolastiche, abbiamo incontrato persone che hanno voluto il bene di Leonardo e della nostra famiglia, e ci sono stati sempre vicini e di sostegno nelle difficoltà.

Dopo alcuni anni di matrimonio io e mio marito abbiamo deciso di adottare un bambino e Leonardo a sette mesi è diventato nostro figlio. Eravamo preparati a qualche piccola difficoltà, dovuta alla poca cura e agli scarsi stimoli che aveva ricevuto vivendo i suoi primi mesi in orfanotrofio, ma non eravamo assolutamente preparati (come non lo è qualsiasi genitore) a problematiche importanti.
In un primo momento è stato molto difficile gestire, sia fisicamente che emotivamente, la malattia fisica di Leonardo, e mano a mano scoprire che c’erano delle problematiche comportamentali e di apprendimento. Nel frattempo era arrivata, a sorpresa, anche Emma, la nostra secondogenita.
 

La nostra prima reazione alle difficoltà di Leonardo è stata la voglia, la caparbietà, la testardaggine di trovare ad ogni costo una soluzione ai suoi problemi. Di fatto, la non accettazione di Leonardo per quello che era.  La linea di confine tra la volontà di fare tutto quanto lo possa aiutare a vivere bene nella sua particolarità e il non vedere ed accettare quelle particolarità, è molto piccola
 

A noi famigliari capita spesso di notare, o forse di temere, che nel “mondo esterno” (come dicono gli americani: “là fuori”) nostro figlio non sia accettato, sia magari deriso ed escluso. Abbiamo però imparato dalla nostra esperienza personale che spesso il distacco delle altre persone è causato più dalla non conoscenza di come approcciarsi che dal rifiuto della persona. D’altra parte, se anche noi genitori abbiamo dovuto fare un nostro cammino interiore, e forse inconscio, prima di accettare pienamente le difficoltà di nostro figlio, possiamo capire che da parte di estranei l’integrazione non sia scontata, ma abbia bisogno di una maturazione.
 

Mio marito fa spesso un esempio che lo ha toccato personalmente. Ogni tanto frequentava con Leonardo il bar del paese, ma si trovava a disagio perché gli sembrava che lo guardassero male, che Leonardo desse fastidio. Quando però le persone hanno iniziato a conoscere Leo, a sapere cosa gli piace e cosa invece lo infastidisce, hanno cominciato ad interagire con lui e lui con loro. Ora, se una domenica mattina Leo non c’è, tutti dicono di sentirne la mancanza.
 

Anche con i suoi compagni delle elementari, pur non essendoci una frequentazione continua, ho piacevolmente scoperto che quando capita di rivedersi, hanno con Leonardo una spontaneità e una naturalezza che è rimasta radicata grazie alla convivenza nei cinque anni di scuola e al lavoro di integrazione fatto dalle insegnanti.
 

A nostro parere sta a noi genitori scegliere quali sono gli ambienti che nostro figlio può frequentare con meno stress, dove si trova a suo agio e può esprimere le caratteristiche belle della sua personalità. In questo modo mettiamo lui nella condizione di essere non solo accettato, ma apprezzato per quello che è, e le altre persone nella condizione di accettare ed apprezzare.
 

In fondo pensiamo, come con ogni figlio: lo aiutiamo a scegliere una scuola, un sport … che siano adatti alla sua personalità, per dargli la possibilità di vivere serenamente e di mettere a frutto le sue capacità, anziché sentirsi frustrato con richieste non adeguate al suo essere.
Ora Leonardo ha quasi 17 anni, e questo sarà il suo ultimo anno di frequenza alla Casa del Sole.  Questi anni vissuti insieme ci hanno, oltre che aiutato nelle gestione della quotidianità, arricchito con momenti forti come i Sacramenti della Prima Comunione e della Cresima e degli incontri di preparazione assieme agli altri genitori, e ci hanno fatto conoscere un modo nuovo di vivere la diversità di nostro figlio, pur nelle inevitabili difficoltà che incontreremo nel nostro cammino.
 

Citando Vittorina Gementi: “Tutti siamo fiori, ma nessun fiore è uguale all’altro, ed ognuno è bello perché è unico”.

Mamma Elisabetta
 

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